Il patrimonio artistico ebraico costituisce in Italia (e in Piemonte) motivo di interesse per la sua rarità, dovuta all'esser legato da una presenza, pur numericamente dimensionata, ininterrotta da oltre duemila anni, segnata da molteplici tracce, che ha portato con sé da un luogo all'altro di un antico peregrinare elementi specifici della tradizione ebraica e della cultura circostante. La storia delle comunità ebraiche in Italia (e in Piemonte) è la storia di una precarietà singolare: esclusi dalle attività economiche e produttive, gli ebrei hanno dovuto assolvere, per imposizione, il non piacevole compito di prestare il denaro, vietato ai Cristiani: cacciati e privati dei loro averi, hanno dovuto ricostruire altrove un'esistenza sempre precaria. E ove si stabiliva un nucleo, veniva costruita una Sinagoga e trovata un'area per il Ghetto ed il Cimitero.
Le Sinagoghe del Piemonte
In Piemonte, terra ove ricca è stata la presenza di centri ebraici e dove sono oggi rintracciabili beni ebraici in una ventina di località, veri gioielli sono le Sinagoghe, centro della vita comunitaria, luogo di preghiera e di studio, di discussione e di riunione.
La presenza secolare degli Ebrei in Piemonte ha nelle Sinagoghe una testimonianza peculiare, memoria di fede, ma anche di eventi complessi e stratificati, patrimonio da trasmettere al futuro.Sedici quelle esistenti, suddivise tra il territorio delle Comunità di Torino, Casale Monferrato e Vercelli: Asti, Biella, Carmagnola, Casale Monferrato, Cherasco, Cuneo, Mondovì, Saluzzo e Vercelli ne hanno una, Alessandria e Ivrea, due, Torino tre. Grandi o piccole, imponenti o nascoste all'ultimo piano di semplici case, costituiscono una mappa davvero unica di un tracciato segnato da fatti e accadimenti di un popolo che non ha mai smesso di lottare per la sua esistenza. E' ciò che colpisce il visitatore, attratto dalla loro straordinaria bellezza, da un fascino che racchiude spiritualità e arte, fede e armonia, in un insieme inscindibile.
Nei Ghetti del Piemonte
Sembra un'era lontanissima, ma ancora oggi in molte città del Piemonte, nei centri più popolosi e in quelli più piccoli, perfino nei borghi, interi quartieri, o solamente una o più case, hanno accesso a cortili che recano segni antichi di sbarramenti e tracce di chiusure di finestre verso l'esterno. Sono i Ghetti del Piemonte, aree di segregazione istituite per soddisfare i requisiti richiesti da principi e reggenti, affinché le dimore degli Ebrei, bollati come “deicidi e infedeli”, non avessero contatti con quelle dei Cristiani. Scale, ballatoi, inferiate, ma anche vie e cortili comunicanti tra loro, sono lì a testimoniare quell'atmosfera angusta e unica e quello stato di dilemma tra ciò che era permesso e ciò che era vietato, tra uguaglianza e diversità, che hanno caratterizzato un lungo arco di tempo in cui gli Ebrei piemontesi hanno convissuto vicini, ma separati dai Cristianni.
Cimiteri Ebraici in Piemonte
Andar per cimiteri, e per cimiteri ebraici in particolare, non significa soltanto Praga, Lido di Venezia o Ferrara, dove la serenità e lo splendore di questi antichi luoghi si coniuga con storie secolari di comunità e di singoli individui. Anche il Piemonte è ricco di testimonianze cimiteriali ebraiche che meritano di essere conosciute nella loro suggestione.
Come ha scritto nel 1985 Primo Levi nella premessa al bel volume “La Comunità Ebraica di Venezia e il suo antico cimitero” (Il Polifilo, Milano 2000), nei cimiteri ebraici “non si ha, o almeno non predomina, l'impressione del lutto. Il lutto è quello recente e struggente di chi ha perduto un familiare, una persona cara che ha frequentato, di cui ricorda le fattezze, le abitudini, la voce. Qui il lutto è remoto, travolto dai secoli: prevale la sensazione della pace, del riposo eterno che tutti i rituali promettono ai defunti …. Su tutti si estende il mantello verde dei rampicanti, immagine della vita greggia, immemore, che sommerge il ricordo.”
Ma i cimiteri del Piemonte costituiscono una fonte inesauribile sulla storia della presenza ebraica che nei secoli si è insediata in ben diciannove centri. Tra mani benedicenti dei Kohanim, brocche dei Leviti, grappoli d'uva, cervi, leoni, aquile, colombe, espressioni tutte della simbologia ebraic, si può così conoscere, attraverso la lettura delle iscrizioni sulle pietre tombali, o un semplice sguardo di insieme di queste oasi di pace, uno spaccato di storia e di vita che non c'è più, ma che continua nell'eternità.
(*) tratto dalle pubblicazioni “In Piemonte sedici Sinagoghe”, “Nei Ghetti del Piemonte” e “Cimiteri Ebraici in Piemonte” predisposte dalla Comunità Ebraica di Torino, Comunità Ebraica di Casale Monferrato e Comunità Ebraica di Vercelli, con testi di Mariacristina Colli e Claudia De Benedetti, fotografie della Comunità Ebraica di Torino, Nicolò Biddau, Stefania Levi, Silvia Reichenbach, Alberto Jona Falco/Studio Olimpic, il tutto coordinato da Giulio Disegni.
Il patrimonio artistico ebraico costituisce in Italia (e in Piemonte) motivo di interesse per la sua rarità, dovuta all'esser legato da una presenza, pur numericamente dimensionata, ininterrotta da oltre duemila anni, segnata da molteplici tracce, che ha portato con sé da un luogo all'altro di un antico peregrinare elementi specifici della tradizione ebraica e della cultura circostante. La storia delle comunità ebraiche in Italia (e in Piemonte) è la storia di una precarietà singolare: esclusi dalle attività economiche e produttive, gli ebrei hanno dovuto assolvere, per imposizione, il non piacevole compito di prestare il denaro, vietato ai Cristiani: cacciati e privati dei loro averi, hanno dovuto ricostruire altrove un'esistenza sempre precaria. E ove si stabiliva un nucleo, veniva costruita una Sinagoga e trovata un'area per il Ghetto ed il Cimitero.
Le Sinagoghe del Piemonte
In Piemonte, terra ove ricca è stata la presenza di centri ebraici e dove sono oggi rintracciabili beni ebraici in una ventina di località, veri gioielli sono le Sinagoghe, centro della vita comunitaria, luogo di preghiera e di studio, di discussione e di riunione.
La presenza secolare degli Ebrei in Piemonte ha nelle Sinagoghe una testimonianza peculiare, memoria di fede, ma anche di eventi complessi e stratificati, patrimonio da trasmettere al futuro.Sedici quelle esistenti, suddivise tra il territorio delle Comunità di Torino, Casale Monferrato e Vercelli: Asti, Biella, Carmagnola, Casale Monferrato, Cherasco, Cuneo, Mondovì, Saluzzo e Vercelli ne hanno una, Alessandria e Ivrea, due, Torino tre. Grandi o piccole, imponenti o nascoste all'ultimo piano di semplici case, costituiscono una mappa davvero unica di un tracciato segnato da fatti e accadimenti di un popolo che non ha mai smesso di lottare per la sua esistenza. E' ciò che colpisce il visitatore, attratto dalla loro straordinaria bellezza, da un fascino che racchiude spiritualità e arte, fede e armonia, in un insieme inscindibile.
Nei Ghetti del Piemonte
Sembra un'era lontanissima, ma ancora oggi in molte città del Piemonte, nei centri più popolosi e in quelli più piccoli, perfino nei borghi, interi quartieri, o solamente una o più case, hanno accesso a cortili che recano segni antichi di sbarramenti e tracce di chiusure di finestre verso l'esterno. Sono i Ghetti del Piemonte, aree di segregazione istituite per soddisfare i requisiti richiesti da principi e reggenti, affinché le dimore degli Ebrei, bollati come “deicidi e infedeli”, non avessero contatti con quelle dei Cristiani. Scale, ballatoi, inferiate, ma anche vie e cortili comunicanti tra loro, sono lì a testimoniare quell'atmosfera angusta e unica e quello stato di dilemma tra ciò che era permesso e ciò che era vietato, tra uguaglianza e diversità, che hanno caratterizzato un lungo arco di tempo in cui gli Ebrei piemontesi hanno convissuto vicini, ma separati dai Cristianni.
Cimiteri Ebraici in Piemonte
Andar per cimiteri, e per cimiteri ebraici in particolare, non significa soltanto Praga, Lido di Venezia o Ferrara, dove la serenità e lo splendore di questi antichi luoghi si coniuga con storie secolari di comunità e di singoli individui. Anche il Piemonte è ricco di testimonianze cimiteriali ebraiche che meritano di essere conosciute nella loro suggestione.
Come ha scritto nel 1985 Primo Levi nella premessa al bel volume “La Comunità Ebraica di Venezia e il suo antico cimitero” (Il Polifilo, Milano 2000), nei cimiteri ebraici “non si ha, o almeno non predomina, l'impressione del lutto. Il lutto è quello recente e struggente di chi ha perduto un familiare, una persona cara che ha frequentato, di cui ricorda le fattezze, le abitudini, la voce. Qui il lutto è remoto, travolto dai secoli: prevale la sensazione della pace, del riposo eterno che tutti i rituali promettono ai defunti …. Su tutti si estende il mantello verde dei rampicanti, immagine della vita greggia, immemore, che sommerge il ricordo.”
Ma i cimiteri del Piemonte costituiscono una fonte inesauribile sulla storia della presenza ebraica che nei secoli si è insediata in ben diciannove centri. Tra mani benedicenti dei Kohanim, brocche dei Leviti, grappoli d'uva, cervi, leoni, aquile, colombe, espressioni tutte della simbologia ebraic, si può così conoscere, attraverso la lettura delle iscrizioni sulle pietre tombali, o un semplice sguardo di insieme di queste oasi di pace, uno spaccato di storia e di vita che non c'è più, ma che continua nell'eternità.
(*) tratto dalle pubblicazioni “In Piemonte sedici Sinagoghe”, “Nei Ghetti del Piemonte” e “Cimiteri Ebraici in Piemonte” predisposte dalla Comunità Ebraica di Torino, Comunità Ebraica di Casale Monferrato e Comunità Ebraica di Vercelli, con testi di Mariacristina Colli e Claudia De Benedetti, fotografie della Comunità Ebraica di Torino, Nicolò Biddau, Stefania Levi, Silvia Reichenbach, Alberto Jona Falco/Studio Olimpic, il tutto coordinato da Giulio Disegni.
Fondazione De Benedetti Cherasco 1547 Onlus - P.Iva 97627090018 - Powered by Alexmedia © 2009