Vercelli

Indirizzo: Vercelli - Via Foa, 56

Cenni Storici

Presso la Chiesa di San Lorenzo, già nel quattrocento, viveva un piccolo nucleo ebraico che si accrebbe con l'arrivo di numerosi Ebrei spagnoli.

Ventiquattro famiglie si stabilirono nel Ghetto che occupava in un primo tempo l'isolato oggi compreso tra via Fratelli Ponti, via Fratelli Garrone e corso Libertà, per poi trasferirsi nella nuova area che aveva come centro l'attuale via Elia Emanuele Foa. Nel Ghetto funzionava una sala di preghiera già nel 1601 mentre nel 1863, nel periodo di massimo fulgore della comunità, che nel frattempo aveva raggiunto i 600 membri, si decise di costruire una Sinagoga monumentale.

Con il XX secolo il numero degli Ebrei vercellesi ha cominciato a decrescere in modo lento ma inesorabile.

La Sinagoga

La facciata esterna ha al centro una scultura che riproduce le tavole della Legge. In alto vi sono merli ornamentali arricchiti da torrioni laterali che terminano in cupole a cipolla. L: edificio, in stile neomoresco, all'interno, è maestoso di tipo basilicale, a tre navate. Le due navate laterali sono sviluppate su due piani: quello superiore, destinato al matroneo, poggia su numerose colonne. L'area in cui si trovano Aron e Tevà è rialzata. L:interno è rischiarato da numerose finestre con vetri colorati e dal lucernario della cupola. I banchi, secondo lo schema comune alle sinagoghe costruite dopo l'emancipazione, sono rivolti verso l'area di preghiera. Notevole è un'iscrizione in oro su sfondo verde oliva posta nel matroneo.

Ghetto: delimitato dalle Vie Foa, Gioberti, Castelnuovo delle Lanze e Morosone

Il primo quartiere ebraico era situato fra le attuali corso Libertà, vie Ponti e Garrone. Ne I 1727 si decise di destinare questa zona a Ghetto, in cui gli Ebrei svolgevano le loro attività, ma la scelta risultò poco gradita alla cittadinanza e al clero perché si trattava di parte dell"itinerario delle processioni. Nel 1740, nonostante le proteste degli Ebrei, che alI' epoca erano suddivisi in 29 famiglie con 158 persone, venne identificata una nuova zona con quattro porte: una tra le attuali via Foa e via Gioberti, la seconda nella strozzatura di via Foa, prima dello sbocco del sagrato di San Giuliano, la terza a metà di via Castelnuovo delle Lanze, la quarta, sempre chiusa, detta "portina" nel punto più stretto di via Morosone. All'arrivo di Napoleone, nel dicembre 1799, le porte del Ghetto furono distrutte e gli Ebrei contribuirono ad innalzare l'albero delIa libertà. L'euforia non durò a lungo poiché nel 1814 Vittorio Emanuele I fece ripristinare i cancelIi, definiti vamente abbattuti nel 1848. La Sinagoga, dalIa facciata monumentale, si trova nel cuore dell'area del ghetto e fu realizzata nel 1878.

Cimitero: Corso Randaccio 24

Un documento datato 1637 conservato nell'archivio comunitario locale afferma che messer Leon e messer Bonaiuto de Levi, Ebrei banchieri, acquistarono un terreno per fame il nuovo cimitero vicino alla Chiesa di San Giacomo, nell' area in cui ha oggi sede il distretto militare, tra le attuali via Manzoni e via XX Settembre. Un successivo ampliamento fu possibile comprando un terreno, di proprietà delle Monache della Visitazione: quest'area fu adibita a sepolture dal 1650. Con la creazione del Ghetto, le autorità imposero l'abbandono del cimitero; gli Ebrei dovettero servirsi delle aree abbandonate a ridosso delle mura cittadine ed utilizzarono prima l'area tra via Melchiorre Amedeo Bodo, già via delle Munizioni, e via Rodolfo Gattinara di Zubiena, poi l'area a nord-est del castello del Baeato Amedeo. Nel 1781 agli Ebrei fu destinato un quarto cimitero che si trovava lungo il muro del castel10,l'attuale via Conte Verde. Dal1801, infine, è in uso l'attuale cimitero di corso Randaccio; una lapide ricorda i quindici Ebrei deportati da Vercelli, cui si aggiungono i quattro di Biella.

Ulteriori approfondimenti

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